21 km. La prima mezza maratona.
Domenica 15 marzo 2026, ore 9:43. Lissone, Lombardia. Fuori c’è ancora quell’aria fresca di fine inverno che ti sveglia i polmoni ai primi passi.
Non era una gara ufficiale, non c’era un pettorale, non c’era un arco di partenza. Eppure è stata una delle corse più importanti che abbia mai fatto.
21,01 km. 2 ore, 3 minuti e 22 secondi. Passo medio 5:52/km.
I numeri
| Distanza | 21,01 km |
| Tempo | 2:03:22 |
| Passo medio | 5:52 /km |
| Frequenza cardiaca media | 158 bpm |
| Dislivello | 88 m |
| Calorie | 1.648 |
| Tempo trascorso | 2:09:00 |
Come ci sono arrivato
Non sono un runner nato. Non ho iniziato a correre da ragazzino e non ho mai fatto atletica. La corsa è arrivata dopo, come strumento per stare meglio con il corpo e con la testa.
Arrivare a 21 km non è stato un salto improvviso. È stato un percorso fatto di uscite da 5 km che sembravano infinite, di 10 km che mi lasciavano a pezzi, di settimane in cui non avevo voglia di uscire e altre in cui non vedevo l’ora.
La corsa
Il percorso l’avevo già affrontato 3 volte in versioni più corte. Lo conoscevo, sapevo dove avrei faticato e dove avrei potuto respirare.
I primi 10 km sono andati lisci il passo era controllato, le gambe giravano bene. Dopo il quindicesimo chilometro è iniziata la parte vera: quella in cui il corpo ti chiede di fermarti e la testa deve rispondere di no.
Ho chiuso con un PR dentro la Villa di 5:17/km e dei risultati migliori su tutte le distanze intermedie:
- 20 km in 2:01:06
- 10 miglia in 1:36:18
- 15 km in 1:29:15
Cosa mi porto a casa
Non è il tempo che conta 2 ore e 3 minuti non mi qualificano per nessuna élite. Ma per me significano una cosa sola: sono riuscito a non mollare per 21 chilometri.
È la prima volta così lontano. Non sarà l’ultima.