In questi giorni mi andava di spiegarmi il perché avessi cominciato a scrivere su questo blog.

La spiegazione iniziale che mi davo era che dovevo trovare un modo per giustificare il fatto di pagare ancora, dopo dieci anni, il dominio nessuno74.com.

Ma non mi sembrava un motivo sufficientemente valido per mettere le mani sulla tastiera, complicarmi l’esistenza e infilare un’altra attività nella mia giornata.

Poi, per caso, ho sentito un episodio de Il Mordente, il podcast di Riccardo Palombo, tornato in vita dopo qualche anno di assenza. Ammetto di non averlo ascoltato molto nella sua prima iterazione, ma in questa fase della mia vita è entrato nella lista dei podcast che desidero seguire.

Tornando al dunque: in quell’episodio Riccardo legge un pezzo del libro “Il capitano è fuori a pranzo” di Charles Bukowski, che non ho mai letto, ma questa frase mi è suonata come quello che provo io quando mi metto davanti alla tastiera e scrivo:

Ho percorso il vialetto, i gatti erano spaparanzati in giro sfiancati nella mia prossima vita voglio essere un gatto per dormire 20 ore al giorno e aspettare di essere nutrito per starmene in giro a leccarmi il culo. Gli umani sono troppo sfigati, incazzosi e monocorde. Sono salito e mi sono messo al computer. È il mio nuovo consolatore. La mia scrittura è raddoppiata in forza e in produzione da quando ce l’ho. È magico, mi ci siedo davanti come la maggior parte della gente, si siede davanti al televisore. È solo una macchina da scrivere modernizzata. Mi ha detto una volta a mio genero, ma lui non è uno scrittore, non sa cosa si prova. Quando le parole mordono, lo spazio lampeggiano nella luce, quando i pensieri che ti balenano in testa sono subito seguiti da parole che incoraggiano altri pensieri e altre parole a seguirli. Con la macchina da scrivere è come avanzare nel fango. Con il computer, pattinare sul ghiaccio è un’esplosione che divampa. Naturalmente, se non hai nulla dentro non succede niente. E poi c’è il lavoro di limatura, le correzioni. Diavolo. Prima dovevo scrivere le cose sempre due volte, la prima volta per buttarle giù e la seconda volta per correggere gli errori e i Casini. In questo modo, invece, è un biglietto di sola andata per il divertimento, per la gloria e per l’evasione firmato.

Queste parole, dette da un signore di 71 anni, fanno davvero effetto.

Non ho ambizioni di gloria, ma quell’evasione di cui parla la cerco, e se questo spazio bianco — che leggo solo io — può farmela ottenere, ben venga.

Naturalmente, con un po’ di musica di sottofondo è meglio.