Il 21/08/2025 era la giornata destinata alla visita del delta del fiume Mekong. La notte precedente avevo dormito in un homestay all’interno della giungla, quelli con piccole casette di legno scuro e il bagno in comune all’aperto.

Dopo una colazione a base di coloratissimo dragon fruit, ananas, mango e una banana fritta che è stata una piacevole scoperta, siamo partiti per raggiungere il porticciolo a bordo di alcuni tuc-tuc arancioni che, su quelle strade piene di buche e crepe, sembravano volare.

Arrivati al porticciolo partiamo subito e, sulle acque del fiume, dopo un breve tratto a bordo del piccolo battello di legno con motore a scoppio, cambiamo mezzo e saliamo su belle grandi canoe in legno che sembrano uscite da un museo archeologico.

Con queste piccole barche da quattro posti e due pagaie ci addentriamo in un affluente del Mekong, circondati da piante di cocco d’acqua con i loro particolari frutti simili a delle pigne ma molto più grandi. Con il solo rumore della pagaia che accarezzava l’acqua, il mio gruppo prima rumoroso ed eccitato passa a un irreale silenzio; e anche il mio sguardo, che prima vedeva tutto solo dal mirino della macchina fotografica, ha iniziato a vagare tra quelle piante che si riflettevano nell’acqua e lasciavano passare solo la luce necessaria per rendere tutto di un verde smeraldo.

Lentamente usciamo dalla foresta, rientriamo nel letto del fiume principale e raggiungiamo la casa della famiglia Sän Läi, dove siamo stati accolti per pranzo. La famiglia, composta da 4 figli (di 19, 18, 13 e 7 anni: Lan, Mai, Hoa e il piccolo Thanh), dalla moglie Thuy e dal marito An, ci ha accolto con il racconto della storia della loro famiglia e del loro lavoro di pescatori, dei problemi del Vietnam durante la guerra e di quelli del paese di oggi. Dal racconto di An, che con una voce calma trasmetteva un grande senso di sicurezza e orgoglio di aver fatto parte della storia di questo paese e che oggi tramanda lo stesso orgoglio ai suoi figli.

Alla fine del pranzo, dopo un caffè salato e una lunga serie di abbracci, ci siamo allontanati salendo di nuovo a bordo delle canoe con cui eravamo arrivati. Dopo averci aiutati a salire, An è rimasto sul piccolo pontile di legno a salutarci con la mano, abbracciato dalla foresta che lo circondava, come a proteggere quella famiglia e quel luogo così speciale.

È in quel momento, vedendo quella mano alzata, che l’otturatore ha fatto la sua magia.